24.12.2006 –
Domenica – 1° giorno
Italia - Chennai
Sono davvero eccitata,
in fibrillazione; è la prima volta che parto con un gruppo per una prima
assoluta e per di più da me proposta e sognata!
Ci incontriamo
all’aeroporto di Francoforte e dopo aver fatto le carte d’imbarco
direttamente al gate e nominato il cassiere, iniziamo subito a scambiarci
mille idee e mille pensieri di come speriamo che sia questo incredibile
viaggio in India.
L’aereo parte ovviamente
con ritardo, sia mai che l’Air India sia puntuale, varie ore di volo,
diversi spuntini, cene e tentativi di dormire e siamo a Mumbai, catapultati
in un altro mondo.
Prendiamo le nostre
carte d’imbarco dall’incaricato che ci attende e ci accalchiamo nella fila
per accedere ai gate nazionali.
Il nostro aereo dovrebbe
partire a minuti, ma c’è troppa coda. Dopo un quarto d’ora un incaricato ci
permette di passare avanti e prendiamo il nostro volo.
Non temete, dovesse mai
capitare anche a voi, a terra non vi lasciano; l’Air India aspetta i suoi
passeggeri, a costo di ritardare i voli come fa usualmente!
25.12.2006 –
Lunedì – 2° giorno
CHENNAI - KANCHIPURAM -
TIRUKKALUKKUM – MAMALLAPURAM
Due ore di volo e siamo a Chennai. Prendiamo i
bagagli, compiliamo la carta di smarrimento per uno scatolone di aiuti che
non è arrivato a destinazione, salutiamo il signore della missione ed
usciamo, ad assaporare la prima impressione di India.
È mattina presto, sono le 6 e il cielo è ancora
scuro; gli indiani sono ammassati all’uscita e attendono i loro cari; il
nostro pulmino, parcheggiato più avanti ci sta aspettando.
È un senso di smarrimento quello che ti pervade
non appena arrivi, ti trovi in questo clima idilliaco, dimenticandoti quasi
dell’inverno rigido che hai lasciato da poche ore, cerchi di immergerti in
quello che è il traffico, il sorriso e lo stupore della gente, tantissima,
che c’è per la strada a quell’ora, ma non ci riesci; sul pulmino, come da un
documentario vedi il paesaggio circostante che scorre veloce, con le palme e
quelle capanne ai bordi della strada, abitate da gente davvero povera…
Poi la stanchezza ha il sopravvento, forse anche
lo stordimento che si prova nel vedere così tanta povertà, ti aiuta a
chiudere gli occhi, come a cercare riparo.
In un’oretta (71 km) siamo a Kanchipuram, una
delle sette città sacre dell’India; essa ha la particolarità di essere
dedicata a Shiva e Vishnu.
Dei 200 templi rimasti (un tempo ne vantava
addirittura 1000!) sparsi in vari luoghi della città, visitiamo il tempio
Kailasanatha, il tempio più antico, dedicato a Shiva, Il tempio Sri
Ekambaranathar, dedicato a Shiva e uno dei templi più grandi della città, il
tempio Devarajaswami, il Vaikunta Perumal e il Kamakshi Amman.
L’atmosfera è di intensa sacralità, i colonnati
all’interno dei templi sono scuri e le poche sillabe di preghiera che
continuano a ripetersi come una litania fanno di questi templi, luoghi di
intensa spiritualità, quasi palpabile.
Ancora tre quarti d’ora di bus (51 km) e siamo
alle pendici della collina delle aquile sacre, dove sorge il tempio di
Vedagirishvara; purtroppo Silvana si sente male, Sergio, Dorina, Federico e
Nicoletta non se la sentono di salire e a noi altri non resta che desistere
e andare spediti verso Mamallapuram; ci arriviamo in un quarto d’ora (14
km).
Distrutta, arrivo alla reception del Sea Breeze
e sorpresa! Le camere non ci sono… Sistemo Silvana e Nicoletta e in due
orette tutti gli altri, te sulla spiaggia, giretto per la città e
appuntamento alle tre per vedere le belle sculture in pietra di questa
incredibile cittadina.
Iniziamo con lo Shore Temple, situato in una
posizione divina e romanticamente deliziosa, rovinato dal mare, dal vento e
dallo tsunami, così tragicamente noto, e proseguiamo verso Beach Road fino
all’Arunia’s Penace, scalando la collina, con gli occhi pieni dalle
meraviglie in pietra disseminate ogni dove.
Purtroppo il sole sta calando e non ci resta che
goderci il tramonto, certi che purtroppo non potremo vedere le Five Rathas,
a un quarto d’ora di cammino dall’ultimo tempio del promontorio.
Cena in un localino tipico della città,
completamente vegetariano e a nanna!
CONSIGLIO: il riposo è d’obbligo, se il piano
voli è simile al nostro. Vi consiglio di vedere lo Shore temple e la
collina, di cenare presto e di lasciare per il giorno seguente le Five
Rathas.
26.12.2006 –
Martedì – 3° giorno
MAMALLAPURAM -
PONDICHERRY - CHIDABARAM – KUMBAKONAM
Ci svegliamo presto e
alle 8 siamo già all’incrocio con la strada principale dove appunto c’è la
fermata, il plurimenzionato “BYBUS”.
Attendiamo 5 minuti ed
eccolo, la mitica scatoletta arrugginita si sta avvicinando; sbraccio per
fermarlo quasi al centro della strada, chiedo conferma e poi saliamo. Ci
sistemiamo alla belle e meglio, poi trovo il controllore e faccio i
biglietti.
Ci attendono 2h30 di
questa meraviglia tecnologica della TATA, 134 km di strada meravigliosamente
asfaltata per giungere fino a Pondicherry.
Io trovo sistemazione
vicino all’autista, sulla scatola che racchiude motore/cambio, mano a mano
anche gli altri trovano un posto a sedere.
Il paesaggio è
splendido; poi, una volta entrati a Pondy, chiediamo al bigliettaio, che
parla un’inglese perfetto, quale sia la fermata migliore per l’ashram di
Aurobindo; scendiamo al BUS STAND e subito proviamo l’ebbrezza di un tuk tuk,
ovviamente dopo una lauta colazione con i biscotti e i succhi tipici
dell’India e dopo aver chiesto gli orari per Chidabaram.
Lasciamo il bagaglio
nella cloack room (una stanzetta 1m x 1m!), per 9Rs a bagaglio
Tolte le scarpe,
entriamo in questo caseggiato di un bianco quasi impalpabile; sotto un
albero frangipane, delle persone in preghiera e rigorosamente in silenzio
meditano sulla samadhi di Aurobindo e di The Mother. L’atmosfera è
incredibile, si avverte una pace quasi irreale e dopo aver goduto di questa
meravigliosa sensazione usciamo e continuiamo il nostro giro per la città
(vedi lonely planet).
Ci fermiamo a
fotografare la statua di Gandhi, poi proseguiamo lungo Lal Bahabhur Street,
che percorriamo interamente, dopo una ristoratrice tazza di chai, per
arrivare, sempre a piedi, alla stazione degli autobus.
Alle 13:00 parte il
nostro autobus, ci impiegherà 2 ore per 70 km; all’interno il bigliettaio
vuole farci pagare il posto che il nostro bagaglio “ruba”, ma gli
resistiamo.
RICORDATEVI: si
paga solo il biglietto del passeggero, mai del bagaglio; del resto ci sono
persone che sembra che si portino la casa dietro e non pagano una rupia…
Meglio lasciare un’offerta alla gente povera piuttosto che farsi fare fessi
da un controllore troppo furbo.
Alle 15:30 siamo al BUS
STAND di Chidabaram, cerchiamo la cloack room, un retrobottega difficile da
scovare (11,7Rs/bagaglio) e poi ci avventuriamo verso il tempio Nataraja.
Dato che come tutti gli
altri templi, anche questo chiude dalle 12 alle 16:30, cogliamo l’occasione
per pranzare con Dosa e intingoli vari, in un posticino tipico, dove gli
avventori ci guardano con stupore.
Nataraja è lo Shiva
danzante, quella figura che viene rappresentata dentro ad un cerchio di
fuoco, mentre danza con la gamba destra sollevata e la sinistra che
schiaccia il demone dell'ignoranza.
Allo Shiva danzante è
dedicato appunto il tempio di Chidambaran. Di primo acchito il tempio sembra
quasi in ristrutturazione, pali, transenne, cancelli chiusi, poi,
all’ingresso, un porticato di colonne intarsiate, fra le quali danza la luce
serale, che penetra da un cortile interno. Sulla destra un porticato nel
porticato, con colonne intarsiate ad imitazione degli alti Gopuram esterni.
L'aria è piena del fumo
che sale dai piccoli vasi pieni di ghee, usato per accendere piccoli
stoppini di cotone. Il fumo ritaglia i raggi di luce che qua e là penetrano
il buio. Entro nel cortile Non so se posso, di solito è proibito ai non
Hindu, ma non ci sono cartelli di divieto, e nessuno mi dice nulla. Mi siedo
a guardare; davanti a me le porte d'oro del sacrario aperte e i sacerdoti
preparano la cerimonia. I fedeli pregano e fanno offerte. Improvvisamente
iniziano a suonare le campane. Dopo un istante campanelli e il canto dei
fedeli, un mantra, una preghiera. Ha inizio la puja. Il sacerdote, in piedi
davanti a Shiva, accende il fuoco con una torcia e la agita davanti alla
statua. I fedeli incalzano, ritmati dal suono frenetico delle campane e dei
campanelli.
Il mistero e la magia
avvolgono quei gesti antichi, nel segreto, nel buio della cella di quel dio
che non si mostra, che ascolta silenzioso e che chiude nel suo cerchio di
fuoco l'energia della creazione e la forza della distruzione. Le foto sono
proibite. Il mistero non può essere mostrato.
Usciamo dal tempio,
ancora intrisi della sacralità sprigionata dalla luce e dalle preghiere,
prendiamo i nostri bagagli e saliamo sull’ultimo bus della giornata, che
dopo 95 km di curve intense, in 2h30 ci porta al BUS STAND di Kumbakonam. Ci
spostiamo in tuk tuk verso l’albergo.
Sono ormai le 20:00,
tempo di sistemarci in camera, cena in albergo e poi nanna; domani
l’itinerario è intenso!
CONSIGLIO:
poiché ci si sposta in mezzi pubblici, vi consiglio di utilizzare Kumbakonam
come base per visitare le altre bellezze al suo intorno, dormendoci la notte
come abbiamo fatto noi; gli autobus per i villaggi limitrofi partono tutti
dal Bus Stand.
27.12.2006 –
Mercoledì – 4° giorno
KUMBAKONAM -
GANGAKONDACHOLAPURAM - DHARASURAM - SWAMIMALAI - THANJAVUR – TIRUCCHIRAPALLI
Ovviamente partenza la
mattina presto alle 7:00, abbiamo tantissimo da vedere e il treno per
Thanjavur parte alle 14:30.
Il primo bus per
Gangakondacholapuram parte alle 7:20 e ci impiega 1h per 35 km. Il tragitto
è bellissimo, in mezzo ai campi e davvero poco battuto dai turisti, tanto
che sia i signori sopra il bus, sia gli abitanti del minuscolo centro, sono
stupiti alla nostra vista. Mi sembra quasi di essere all’interno del film
“non ci resta che piangere” e di essere capitati a Frittole!!!
Il Tempio di
Brihadishwara è ciò che rimane della capitale del regno della dinastia Chola.
Ci godiamo la pace che si avverte in questo minuscolo centro abitato e quasi
con la stessa curiosità chiediamo dove sia la fermata… Ovviamente è lungo la
strada, basta alzare la mano! Dopo 15 minuti, di chiacchiere a gesti,
risaliamo sul bus che ci riporterà a Kumbakonam, dalla quale prenderemo un
altro autobus, che in 15 minuti (6 km), ci porterà a Dharasuram.
Qui ci aspetta lo
spettacolare tempio di Airavateshvara, eretto dal re chola Rajaraja. Il
tempio è completamente dipinto e l’atmosfera di sacralità s’infonde in ogni
dove. Ci rimaniamo 1 ora. Questo tempio è dedicato a Shiva; la leggenda
narra che Airavata, l’elefante bianco di Indra, il dio dei cieli, adorò qui
Shiva, dopo aver recuperato il suo colore perduto.
Torniamo a Kumbakonam,
ci ristoriamo in un ristorantino tipico della città questa volta
accompagnando il riso con un poco di pollo e poi, con l’aiuto dell’autobus,
andiamo alla stazione, per 30 minuti di treno, 35 km, fino a Thanjavur, dove
arriviamo alle 15:10.
Lasciamo il bagaglio
nella cloack room della stazione e non appena usciti prendiamo il bus fino
al magnifico Brihadishvara temple, in granito, il più bell’esempio di
architettura chola, dichiarato patrimonio dell’Unesco. Ci rimaniamo
un’oretta, camminando in lungo e in largo per il tempio, godendoci le ore di
sole più belle, quando la luce indora le sculture del grande gopuram.
Purtroppo dobbiamo
affrettarci a prendere un tuk tuk per andare a visitare il Royal Palace,
carino, ma nulla di incredibile; degne di nota solo il dipinto murale
all’ingresso di Saraswati Mahal.
CONSIGLIO: se avete poco
tempo come noi, forse conviene di più rilassarsi e godersi la sacralità e la
bellezza dei giochi di luce del colonnato, vagando qua e là nel tempio
Brihadishvara temple piuttosto che andare a vedere il Royal Palace.
Vaghiamo nei pressi
della stazione, cercando di ammazzare l’ultima mezz’oretta mangiandoci un
poco di dolciumi indiani, strepitosi quelli con l’argento sopra e sulla
banchina del treno banchettiamo, sempre accompagnati dagli sguardi attoniti
dei passanti.
Il treno arriva in
perfetto orario, alle 19:10. Arriveremo alle 20:30 a Trichy, dove, dopo un
chilometro di strada a piedi, ci aspetterà la tanto agognata cenetta nel
dehor dell’albergo e il meritato riposo.
28.12.2006
–Giovedì – 5° giorno
TIRUCCHIRAPALLI -
AMMANDAPAN - SRIRANGAM – MADURAI
Alle 7:30 siamo già al
Bus Stand per prendere il mitico numero uno e andare a visitare il
meraviglioso tempio dell’Ammandapan. A soli 6 km dalla stazione degli
autobus, ad un solo quarto d’ora sorge il meraviglioso tempio di
Sri Ranganathaswamy.
L’atmosfera è ancora una
volta piena di sacralità, l’odore dei fiori, dati agli dei come offerte,
pervade l’aria, intrisa di incensi e profumi di oli bruciati. Tutt’attorno
un brulicare di pellegrini che pregano, con gli occhi pieni di pace e noi,
increduli, di fronte alla manifestazione del divino.
Usciamo solo dopo due
ore dal tempio, ancora increduli, e sotto il sole cocente ci avventuriamo
verso la via di fronte al tempio, lunga circa 1.5 km, al termine della quale
ci sono le vasche dove si fanno le abluzioni e ci si rinfresca un poco;
tutto il resto è una coloratissima quotidianità che si staglia sotto i
nostri occhi.
Prendiamo il mitico bus
numero 1, quello che già ci ha portato fino a qui, proprio al di fuori delle
vasche e dopo il quarto d’ora canonico siamo ai piedi del Rock Fort.
Prendiamo un chai
ristoratore prima di avventurarci su per i 434 gradini che ci condurranno
fino alla sommità, poi, dopo esserci dati appuntamento a questo ristorantino,
iniziamo ad immergerci nella vitalità del mercatino che dipinge tutta la via
fino all’entrata del Rock fort.
La salita avviene
completamente scalzi, come normalmente succede in ogni luogo di culto;
l’ascesa è faticosa, ma ne vale davvero la pena.
Una volta in cima, a
parte l’antenna che deturpa un poco la sacralità del luogo, entrati nel
tempietto, con una meravigliosa brezza che rinfresca l’aria, si può avere
un’idea di Trichy e della grandezza dell’ammandapan, visibile anche da qui,
in tutto il suo splendore e la sua grandezza.
Alle 14:15 siamo alla
stazione, il nostro treno parte alla volta di Madurai, dove arriverà alle
17:30.
Prendiamo un tuk tuk,
che da Madurai JN ci porterà fino al centro, dove prenderemo possesso delle
nostre fantastiche camere all’ostello della gioventù.
Cena ovviamente
vegetariana e poi nanna, dopo aver posato lo sguardo sul tempio di Sri
Meenakshi illuminato dalla luna.
29.12.2006 –
Venerdì – 6° giorno
MADURAI –
THIRUVANANTHAPURAM
Dopo una notte pressoché
insonne, causa la mia insistente tosse e la paura di svegliare qualcuno,
dopo esserci concessi una lauta colazione, iniziamo la visita della città.
Alle 8:00 siamo già
sotto lo spettacolare tempio Sri Meenakshi, accompagnati da una guida che ci
spiegherà moltissimo degli usi e costumi religiosi dell’India del Sud e dei
suoi coloratissimi templi.
Dal 1967 il tempio di
Sri Meenakshi viene ridipinto ogni 5 anni grazie alle offerte per la
ristrutturazione lasciate delle persone abbienti.
Come in ogni tempio del
Tamil Nadu, ciò che ci colpisce di più e ciò che rende questi templi diversi
uno dall’altro è la vitalità che si avverte all’interno; ogni tempio è vivo,
è brulicante di pellegrini che compiono offerte, si pentono o chiedono al
dio di dar loro figli, denaro, un lavoro…
Il tempio trasuda la
vita delle persone dell’India e si potrebbe davvero stare una giornata
intera a guardare fissi un punto, una statua votiva di Ganesh, non
annoiandosi mai, assaporando di volta in volta una storia diversa.
E sebbene sia
frequentatissimo, sebbene all’esterno ci sia il frastuono dei clacson della
frenetica vita cittadina, all’interno è l’oasi di pace.
Ci vorremmo stare di
più, forse meriterebbe davvero l’intera giornata anziché le sole due ore e
mezza che gli abbiamo dedicato…
Ci spostiamo a piedi
poco oltre, verso il palazzo di Tirumalai Nayak, un palazzo indo-saraceno
costruito nel 1636. Oggi rimane ben poco, solo l’ingresso, la sala
principale e la sala da ballo; merita di essere visitato, ma non ci siamo
rimasti più di 30 minuti.
Continuiamo per il museo
di Gandhi; all’interno vengono raccontati con dei dipinti i momenti salienti
del mahatma; alla fine del percorso, il sari insanguinato del maestro, con
il sangue, memoria indelebile di ciò che è stato.
Pomeriggio libero per
riposi/acquisti e verso le 17 ci ritroviamo per visitare l’ospedale di
S.Mary Leuca. Saremmo dovuti andare prima, ci avrebbero accompagnato a
visitare il lebbrosario e le scuole dei bimbi orfani di cui si prendono
cura.
Sono molto gentili e ci
offrono tutto ciò che hanno, i dolci, le caramelline.
Ritornati ceniamo e poi
andiamo in stazione ad attendere il nostro primo treno notturno, in partenza
alle 23:15.
CONSIGLIO: La notte in
treno fa davvero freddo, portatevi il sacco a pelo
30.12.2006
–Sabato – 7° giorno
THIRUVANANTHAPURAM -
VARKALA – KOLLAM
Verso le 7:30 siamo a
Trivandrum, usciamo dal treno abbastanza sfatti, cerchiamo subito un bagno e
poi via, in cerca della meritata colazione.
All’uscita, proprio
all’angolo con la stazione degli autobus, c’è una strana struttura rossa che
sembra un’autorimessa, con la scritta in alto “Indian Coffee House”
Diciamo che entrando,
avrete già la netta sensazione di aver cambiato stato, di essere passati dal
Tamil Nadu, terra di miti e leggende al verdissimo e più ricco Kerala, ma vi
assicuro che la viuzza all’interno che va su a chiocciola merita davvero di
essere visitata; inoltre potrete fare un’ottima colazione.
Lascio i miei fidi
compagni di viaggio a gustarsi la colazione e vado a cercare un poco di
informazioni alla stazione dell’autobus e del treno; qui decideremo di
proseguire fino a Mangalore con treno notturno, puntando poi con il bus
verso Hassan, anziché fare tappa a Trissur e poi da qui andare in bus verso
Mysore.
Dopo aver fatto
colazione ci incamminiamo lungo MG Road, verso i templi della città.
Le strade sono più
grandi e davvero ben tenute, le macchine che si vedono circolare sono di
gran lunga di lusso se paragonate a quelle che anche solo ieri sera vedevamo
sfrecciare per le strade.
Il primo tempio che
troviamo è quello di Ganapathy, dove lo schiacciamento rituale delle noci di
cocco, cattura la nostra curiosità, in questo luogo magico, dove il profumo
dell’incenso inebria le nostre narici, in una strada quasi priva di
traffico; vi consiglio di visitarlo la mattina presto.
Proseguiamo sino al
tempio di Sri Padmanabhaswamy, con il suo interessante gopuram;
sinceramente, arrivando dal Tamil Nadu, ciò che mi ha colpito di più di
questo tempio, sono gli incedibili venditori di fiori e il mercato
attraversato lungo MG Road e i bus di fedeli che ci continuavano a sorridere
e tendere la mano.
Poco più avanti c’è la
tanto citata CVN Kalari Sangham; siamo arrivati troppo tardi, quindi nona
abbiamo potuto assistere agli allenamenti; da fuori la scuola è abbastanza
bruttina. Vedete se riuscirete ad essere più fortunati!
Il Puthe Maliga Palace
Museum merita davvero di essere visitato; con il biglietto d’ingresso e poco
meno di un’ora di visita, sarete accompagnati da una guida che vi spiegherà
abbastanza velocemente ciò che state vedendo; ma mi raccomando, non
dimenticate di perdervi nella pace della natura dei suoi giardini.
Verso le 12 siamo in
stazione, io vado a fare i biglietti, mentre il gruppo si ristora nel
ristorantino non vegetariano della stazione.
Partiamo alle 12:55 e
poco dopo mezzora siamo a Varkala. Il paesaggio che si gode dal finestrino
lungo il breve tragitto è meraviglioso, palme, verdure e lagune a perdita
d’occhio, davvero un toccasana per le nostre membra stanche!
Arrivati a destinazione,
una brutta sorpresa: questa è l’unica stazione (sarà perché è in
manutenzione?) a non avere una cloack room… E noi mica possiamo scendere in
spiaggia con il bagaglio?!?!?!
Chiedo al primo passante
dove posso trovare un alberghetto dove posare i bagagli e dopo aver sondato
i primi due visibili, ne trovo uno sul retro che cortesemente ci affitta una
stanza per qualche ora.
Saliamo sul bus che ci
porterà alla spiaggia.
L’India è particolare
anche in spiaggia; noi subito ci mettiamo in costume, c’è chi prende il
sole, chi fa subito un bagno e chi si lava sotto il fresco rigagnolo che
arriva dalla montagna, tutto questo coperti solo da un minuscolo pezzo di
stoffa: il costume.
Le donne indiane sono
rigorosamente in sari.
Poco dopo andiamo alla
ricerca di un massaggio ayurvedico, ma solo Ida ed Enrico riusciranno a
farlo, noi altri siamo rapiti dall’insegna “king prawn” che spadroneggia al
Mamma Chompo’s.
Peccato non aver trovato
da dormire a Varkala… Alle 18:50 parte il nostro treno verso Kollam, dove
arriveremo e troveremo due brutte sorprese… In città è tutto chiuso: hanno
ucciso Saddam Hussein e gli indiani per protesta hanno chiuso tutti gli
esercizi per andare a manifestare; il nostro albergatore ci consiglia di
cenare velocemente e poi rientrare subito in albergo.
Ok, ok… Ma l’albergo???
Quello vogliamo chiamarlo albergo? Le stanze sono a 3000°C , per non parlare
degli amici insetti che dividono la stanza con noi! Federico ha un materasso
aggiuntivo in una camera che già in tre sarebbe proibitiva, ma visto che non
c’è posto da nessun altra parte ci si arrangia… Tuttavia, anche se
solitamente utilizziamo tutta la gentilezza, non possiamo fare a meno di
sottolineare all’albergatore che, ok dormire a terra, ma che almeno il
cellofan dal materasso lo vorremmo togliere!
Per evitare suicidi
collettivi, mi vedo costretta a cercare un buon ristorante e dopo una lauta
e deliziosa cena, al gelo dell’aria condizionata, andiamo in camera mia per
vedere cosa ci può proporre un uomo della Aries (??? Riusciamo a vederli!!!)
per capodanno.
Non so per chi ci abbia
presi, sicuramente non per quegli scannati di Avventure, visto che ci offre
il pernottamento in House Boat per la modica cifra di 6000Rs a testa…
Ovviamente TLF… Lo congediamo sottolineandogli gentilmente che 6000Rs sono
quanto più o meno abbiamo stimato di spendere in metà viaggio e poi ci
addormentiamo assieme a tanti amici con le ali e numerose zampe.
Domani è un altro
giorno, il dio dei coordinatori mi assisterà!
31.12.2006 –
Domenica – 8° giorno
KOLLAM – ALAPPUZHA
È l’ultimo giorno
dell’anno; sono le 7:30 e sono al molo a vedere se riesco a trovare ancora a
buon prezzo una kettuvallam (house boat)… Ma è impossibile!
Per evitare di farsi
spennare come i classici turisti e visto che anche il gruppo non ci tiene
poi così tanto, desisto; andremo a dormire in un bell’alberghetto a 300 Rs
sul lungo molo di Alapuzzha, ripiegando in una sontuosa cena, spiaggia e
festa del paese, come continuano a dirci tutti!
Saliamo sulla barca e ci
godiamo la crociera nelle backwaters, ben dieci ore di dolce far nulla,
dalle 8:30 alle 18:30, mentre l’acqua ci culla piano piano e il verde delle
palme e dei gigli marini la fanno da padrone.
Il paesaggio è davvero
meraviglioso, mozzafiato; è un’India lenta e lontana dai clamori, fra i
villaggi dove la vita scorre lenta come le acque delle backwaters su cui si
affacciano; passiamo vicino all’ashram di Amrithapuri, un grattacielo di
cemento che stona in maniera davvero incredibile con l’armonia della natura
tutt’attorno.
Ci fermiamo a pranzo, solo
vegetariano, da divorare con le mani e poi di nuovo a farsi cullare dalla
quiete di questo pezzo di paradiso, accompagnati dalle mille paperelle che
costeggiano i canali in perfetta fila indiana.
Vi consiglio vivamente la
crociera nelle backwaters, è un modo come un altro per spezzare il viaggio e
renderlo più leggero e rilassante; … prima della botta finale!
Ci godiamo le luci del
tramonto che colorano tutto di rosa, le palme di cui ormai si intravede solo
la siluette, alcuni pescatori in lontananza che raccolgono le reti e
l’acqua, che come uno specchio riflette la meraviglia della natura.
Sono ormai le 19:00 quando
prendiamo possesso delle nostre camere; usciamo subito per comprarci qualche
abito tipico indiano per poter essere “presentabili” in questa ultima notte
dell’anno.
Nicoletta mi ha regalato un
meraviglioso sari in seta che mi ha anche permesso di conoscere la vicina di
casa del nostro alberghetto, forse il migliore della vacanza.
La signora mi ha accolto a
casa sua come un’amica di sempre e mi ha vestita, coprendomi di mille
complimenti, per gli occhi, il colore dei capelli e lo splendido sari.
Foto di gruppo e poi via, a
cena, con i ragazzi in doti, che ad ogni angolo della strada rischiano di
trovarsi in mutande (… e va bene che Federico ha deciso poi all’ultimo di
mettersele!!!)
Insomma, abbiamo fatto
ridere tutti con i doti! E chiunque ci ha aiutato a riaggiustarli…
Corriamo in camera,
brindisi con rhum e poi via in spiaggia.
Aldo decide che deve farsi
il bagno nudo e quasi non fa in tempo a ritornare che siamo avvicinati da
una guardia; gli chiediamo della festa, ma ahimè, la festa è stata bloccata
a causa dei subbugli per la mote di Saddam Hussein, e anche a noi conviene
tornare indietro, ci dice il poliziotto.
CONSIGLIO: Abbiamo visto
ormeggiate delle kettuvallam ai bordi dei canali di Alappuzha; anche se vi
consiglio vivamente di passare il capodanno in spiaggia, attorniati da mille
indiani come abbiamo fatto noi.
Comunque sia, nel qual caso
affittaste una house boat, contrattate prima dove verrete ormeggiati per la
notte, evitando il canale di Alaphuzza, che puzza ed è la cosa meno
romantica che vi possa capitare!
01.01.2007 –
Lunedì – 9° giorno
ALAPPUZHA - KOTTAYAM -
ERNAKULAM – KOCHI
Alle 9:30 parte la
nostra barca pubblica; il molo dista solo pochi passi dall’albergo e dopo
aver fatto una lauta colazione siamo di nuovo sul dolce dondolare delle onde
che ci accompagna in tutto il tragitto. Il trasporto pubblico ha il fascino
delle fermate intermedie, davvero tante, ma dove si riesce davvero a carpire
la vita di queste popolazioni.
Alle 10:30 ci si ferma
per uno spuntino e poi si continua; nei canali più grandi i pescatori
continuano a pescare pesce abbondante, le donne fanno il bucato e la
quotidianità si staglia di fronte ai nostri occhi.
Poi il canale si fa via
via più stretto, ci sembra quasi di essere all’interno delle case a bordo
canale, le fronte si aprono, spostate dall’imbarcazione e poi si arriva a
Kottayam, alle 12:15.
Abbiamo dovuto fare un
poco di parole con un signore che si era appiccicato a noi e voleva a tutti
i costi che prendessimo dei tuk tuk per andare alla stazione; dopo un quarto
d’ora di parole e due bus mandati via dal losco figuro, siamo riusciti a
prendere l’autobus che ci ha portati in stazione.
Da dove vi lascia il bus
alla stazione i sarà 1,5 km, e una strada da attraversare; non desistete,
chiedete e guardate i binari; la stazione, anche se sembra dimessa, è
proprio lì!
Vado a fare i biglietti
e poi non ci resta che aspettare le 14:20, pranzando al ristorantino della
stazione… Almeno per il gruppo è così, visto che io mi dovrò fare una coda
interminabile di un’ora, mangiando un panino che gentilmente mi è stato
portato da Nicoletta; e va bene che non mi è successo come al signore dopo
di me che gli hanno chiuso lo sportello non appena venuto il suo turno!!!
Alle 15:30 siamo a
Ernakulam; ci dobbiamo fare ben 2 km a piedi prima di arrivare alla strada
principale dove attendere il bus che ci porterà a Fort Cochin.
Il percorso è lungo e
solo dopo un buon venti minuti scenderemo di fronte alle reti da pesca
giapponesi, in un’improvvisata Bus Stand.
Ci ristoriamo subito con
un caffè e con Sergio e Marco vado a cercare alloggio, aiutata da un ragazzo
indiano davvero gentile, che vuole solo avere delle informazioni
sull’Italia.
Troveremo in tre luoghi
differenti, ma tutti davvero puliti e degli di nota.
Appuntamento alle 20,
per andare sul lungo mare a scegliere il pesce da farci cucinare.
La cosa è davvero
divertente, oltre che molto conveniente; inoltre ci da modo di gustare del
pesce davvero buono e fresco.
CONSIGLIO: Il pesce va
preso quando si mangia, non come un altro gruppo che lo ha comprato la
mattina per mangiarlo la sera in albergo! E lo sfizio è farselo cucinare in
uno dei tanti ristorantini che ci sono sul lungo mare, seguendo la
preparazione, cercando di evitare quanto più le spezie che annullerebbero il
gusto del pesce.
Dopo cena prendiamo il
bus ed andiamo a veder un film di Bollywood. Il film sarebbe anche simpatico
e divertente, se ad Ida non avessero rubato lo zaino.
Panico! Dentro lo zaino
non ci sono soldi, ma i biglietti aerei, il passaporto e le sue fotocopie!
Chiamiamo la polizia che subito arriva e dopo poche domande e qualche giro
strano dei proprietari del cinema, che hanno capito che non c’è nulla per
cui valga la pena rischiare, lo zaino salta fuori!
Pericolo scampato e
ritorno in camionetta!!!
02.01.2007 –
Martedì – 10° giorno
KOCHI - ERNAKULAM –
MANGALORE
Sveglia alle 8:30 e
inizio con il giro della città di Kochi; vediamo le reti da pesca giapponese
e gli infaticabili lavoratori che sudano per attivarle, la chiesa di San
Francesco, nota come la più antica chiesa che hanno fondato gli Europei in
India, la basilica di Santa Cruz, con il tabernacolo illuminato da mille
colori mutanti verso l’esterno, che sembra quasi la ruota della fortuna di
Mike Buongiorno e per finire con il lungo mare, il cimitero olandese.
Se devo essere sincera,
vi devo dire che fino a quando non abbiamo deciso di prendere il bus e di
andare a visitare il palazzo di Mattancherry, mi sono davvero chiesta perché
ci si ferma a Kochi, rispondendomi che i gamberoni gustati la sera prima
erano già un buon motivo…
Il palazzo di
Mattancherry (chiedete alla stazione degli autobus quale sia quello diretto,
poi vi dovrete fare due passi a piedi) è stato costruito dai Portoghesi nel
1555 e fu donato al raja di Cochin, Veera Kerala Varma in segno di amicizia.
Ciò che colpisce di
questo meraviglioso palazzo sono i suoi stupefacenti dipinti murali
effettuati con la tecnica detta “affresco a secco”, cioè dove il colore
viene applicato direttamente sull’intonaco già asciutto e non su quello
fresco come vorrebbe la tecnica tradizionale.
Tali dipinti trattano
scene del Ramayana e del Mahabharata e leggende dei Purana legate a Shiva,
Vishnu, Krishna, Kumara e Durga; di incredibile bellezza il parto di Rama e
la scena al pianterreno dove viene ritratto il simpatico Krishna che con le
sei mani e i due piedi avvia i preliminari dell’atto sessuale con otto
gioconde pastorelle.
Vediamo di sfuggita la
sinagoga e poi ci diamo appuntamento alle 18:00 per il Kathakali; il resto
della giornata è libero.
Io colgo l’occasione per
divorare altro pesce prima di un massaggio ayurvedico.
Durante la
rappresentazione del Kathakali incontriamo il gruppo di Luciana Messina con
il quale facciamo subito amicizia; poi di nuovo bus, dopo esserci
rinfrescati, cena alla stazione e treno.
Mezz’ora prima della
partenza mi reco all’ufficio informazioni di Ernakulam per vedere se la mia
WL ha avuto fortuna… PANICO!!! Abbiamo solo un posto confermato, gli altri
sono sguarniti.
Anche se non si ha
nemmeno diritto a viaggiare, in queste condizioni rimarrebbe solo infatti la
richiesta di rimborso biglietto, decidiamo di tentare la sorte e di salire
lo stesso; tanto anche il ragazzo dell’ufficio informazioni ci ha fatto
intendere che il controllore sarà magnanimo…
Sarà che non è la nostra
giornata fortunata, ma passeremo la notte a dormire a terra alla belle
meglio, dopo aver supplicato il controllore di non farci scendere. Aldo
opterà per la sua amaca fra due latrine!
Poi, piano piano, verso
mattina, i posti si liberano e riusciamo a fare qualche ora di sonno!
CONSIGLIO: Decidete a
priori se fare questa tratta; in tal caso, vi consiglio di prenotare con
almeno una settimana di anticipo; purtroppo tale periodo è vacanza anche per
gli indiani che si spostano in lungo e largo per il loro incredibile paese.
03.01.2007 –
Mercoledì – 11° giorno
MANGALORE - HASSAN -
CHANNARAYAPATNA – SRAVABENAGOLA
Arriviamo distrutti dopo
una notte che non auguro a nessuno
in un posto che tutto ha,
tranne il fascino dei paesaggi e della sacralità dei luoghi, Mangalore
Siamo subito bersagliati dai tuk tuk. Distrutti decidiamo di
utilizzare questa comodità e in pochi minuti siamo alla stazione della KSRTC,
distante un 5 km dalla stazione dei treni.
Siamo fortunati, anche se il bus che sta partendo non ha
posto per noi, entro 10 minuti ne parte un altro; abbiamo giusto il tempo di
fare colazione, prendendo dei biscotti, succhi di frutta e acqua.
Ed inizia l'avventura, è proprio il caso di dirlo!!! Il manto
stradale è inesistente, ai bordi ci sono delle donne che con uno scalpellino
sbriciolano degli enormi sassi fino a renderli ghiaia per poter poi
ricostruire alla bell'e meglio la strada.
I bus fanno a gara per sorpassarsi e la polvere che si alza
ci rende completamente marroni a fine giornata.
Le buche sono voragini e dove c'è una parvenza di asfalto,
esso è costruito da ghiaia sbriciolata a mano e una specie di collante che
dopo 10 passate non c'è più...
Per il resto, il paesaggio è meraviglioso, passando per i
ghati in una verdeggiante foresta montana.
Il viaggio, o meglio, la tortura, con noi che cerchiamo di
dormire anche quando battiamo la testa in ogni dove, cioè sempre, dura ben 8
ore e alle 16:00 siamo ad Hassan.
Poiché Hassan non offre nulla di particolare, anche se
distrutti, decidiamo di prendere altri due bus che ci porteranno a
Sravabenagola.
Arrivati, lascio il gruppo a ristorarsi nell'unico bar della
strada principale e con Sergio vado a cercare alloggio per la notte,
tentando prima nella vasta scelta che ci offre lo stato... Beh, penso di non
aver visto nulla di così sporco, poco accogliente e così dismesso come
queste camere statali... Non ci resta che andare all'hotel raghu, sperando
in bene!
L'alberghetto è in classico stile avventure, piacevole,
soprattutto perchè il ristorantino, oltre ad essere l'unico della città a
poter essere chiamato in questo modo, è davvero buono.
Prima di andare a nanna, cerchiamo di fare un giro della
città, ma già dopo 5 minuti abbiamo finito!
04.01.2007 –
Giovedì – 12° giorno
SRAVABENAGOLA -
CHANNARAYAPATNA - HASSAN - HALEBID - BELUR – MYSORE
Alle 6:00 del mattino
stimo già salendo la Vindhyagiri Hill, con la felpa, ma rigorosamente
scalzi. Vicino a noi i jainisti, completamente nudi salgono accompagnati
solo da un ventaglio di piume di pavone.
Dopo pochi minuti siamo
al cospetto della gigantesca statua di Gomateshvara. C’è appena stato la
cerimonia del Maham Mastakabhisheka e dietro alla statua troneggiano le
impalcature per aiutare i fedeli a ungere completamente la statua con latte
di cocco, yogurt, ghee, banane, jaggery ed essenza di sandalo.
Dedicate almeno due ore
e perdetevi seguendo il vostro istinto in questo meraviglioso posto così
pieno di pace e di silenzio.
Scendiamo e saliamo il
Chandragiri Hill, per visitare i templi rimanenti; l’atmosfera è più da sito
archeologico, visto che non ci sono pellegrini che vengono a portare offerte
a questo monte, ma la vista è tuttavia piacevole.
Vi consiglio di dedicare
almeno 4 ore alla visita del complesso di Sravabenagola nella sua
completezza, non dimenticando di fare anche una semplice passeggiata nel
paese.
Riprendiamo il bus al
bus stand e con tappa Hassan, prendiamo subito un altro mezzo fino ad
Halebid.
La stazione degli
autobus di Halebid è proprio di fronte al parco del sito. All’interno un bar
vi terrà il bagaglio per poche rupie.
Halebid fu capitale del
regno degli Hoysala nel XII secolo e il suo tempio più grande, il tempio di
Hoysaleswara è di quel periodo, del 1121. Ciò che impressiona di questa
meraviglia architettonica è la ricchezza di particolari e la precisione con
cui sono stati realizzati.
Belur è simile , se non
più bella, con il suo Tempio di Channekeshava.
Dedicate almeno un’ora
ad ognuno dei siti, e vi consiglio inoltre vivamente di utilizzare il
preziosissimo aiuto delle guide del Survey Archeology of India.
Prima di ripartire alla
volta di Mysore, avendo ben 45 minuti di attesa, decidiamo di fare uno
spuntino nella “doseria” forse più buona di tutta l’India del Sud, a due
passi dal bus stand, appena dietro, attraversata la strada.
Con la pancia piena,
affrontiamo il lungo tragitto fino a Mysore, dove ceneremo all’interno del
nostro bell’albergo prima di andare a dormire, sognando ancora la
magnificenza e lo splendore delle costruzioni degli Hoysala.
05.01.2007 –
Venerdì – 13° giorno
SRAVABENAGOLA -
CHANNARAYAPATNA - HASSAN - HALEBID - BELUR – MYSORE
Oggi ce la prendiamo con
calma, abbiamo la giornata libera; Mysore si riesce a vedere molto bene
anche con i mezzi locali, in solitaria.
Tutti d’accordo, io,
Marco, Federico Nicoletta, Aldo e Silvana decidiamo di utilizzare due tuk
tuk per andare fino a Somnathpur.
Vi assicuro, è
un’esperienza indimenticabile, da non perdere assolutamente che consiglio
vivamente a tutti.
La strada è per buona
parte sconnessa, e anche se si salta un poco, si ha modo di rilassarsi dai
ritmi alle volte un poco frenetici, gustandosi il susseguirsi della vita
quotidiana che si scorge ai bordi delle strade.
Potrete ammirare paesini
che non avreste nemmeno visto, incrociare gli sguardi stupiti dei passanti,
la mamma che pettina la figlia, il ragazzo che vi saluta sorridendo, chi
trasporta fieno grazie al carretto tirato dai buoi; davvero un viaggio nel
viaggio, che all’interno di un itinerario così intendo deve assolutamente
essere previsto.
Somnathpur, con il
magnifico tempio di Keshava merita davvero una visita; anch’esso è eredità
degli Hoysala, ma oltre ad essere ancor più ricco dei suoi cugini Halebid e
Belur, esso è l’unico che sia stato terminato.
Il tempio sorge
all’interno di un cortile circondato da mura e si potrebbe davvero perdere
l’intera giornata, ma Mysore è meravigliosa e vale la pena di essere
visitata; dopo un’oretta, sempre con calma, ritorniamo ai nostri tuk tuk,
per l’ora e un quarto di ritorno… e pensate che non solo 35 km!!!
A Mysore non dovete
assolutamente perdere il mercato ortofrutticolo, vicino all’hotel Vishak, il
palazzo, almeno da fuori e una visita alle Chamundi Hill nelle ore del
tramonto.
Io e Nicoletta siamo
arrivate in tuk tuk e siamo state inserite nella marea di folla che stava
entrano al tempio per la preghiera. Non so cosa sia successo realmente, è
stato tutto così veloce e non so nemmeno se potessimo stare lì, ma il
trasporto è stato davvero incredibile e per la prima volta forse ho
realmente compreso che cosa significasse per un indiano la preghiera, la
devozione, le offerte e tutto ciò che ruota attorno ai loro vivacissimi
templi.
Ieri sera era il mio
compleanno, ma visto la stanchezza di tutti, abbiamo preferito festeggiarlo
oggi; decido di offrire una cena al Lalita Mahal Palace Hotel e loro
gentilmente mi regalano una tovaglietta ricamata presa a Kochi vicino alla
sinagoga; parte dei proventi sono andati ad una missione.
Ragazzi che posto! È
addirittura più bello del palazzo di Mysore! Se non ci andate a cenare, il
buffet è davvero squisito e pieno di leccornie, merita almeno la pena di
essere visitato.
Dopo questo gran cenone,
satolli, torniamo a letto.
06.01.2007 –
Sabato – 14° giorno
MYSORE - SRIRANGAPATNAM -
BANGALORE – HOSPET
Alla stazione degli
autobus salutiamo Enrico, Ida e Marco, che prendono il bus diretto per
Bangalore; la sera prenderanno l’aereo alla volta di Mumbai, dove il loro
viaggio terminerà l’8 con il volo di rientro verso l’Italia.
Con un poco di tristezza
prendiamo il nostro sgangherato bus fino a Srirangapatnam, che vi consiglio
di visitare solo per il particolare paesino, ma che non vale davvero la pena
come sito archeologico, a detta di tutti i partecipanti rimasti. Nel
villaggeto troviamo l’incantatore di serpenti, il venditore di amuleti, la
scolaresca che animatamente dimostra, la signora con il covone di fieno che
si improvvisa guida e gli scalpellini che hanno fatto della loro arte un
lavoro.
Questo paesino è davvero
variegato, ma se non avete tempo, potete tranquillamente saltarne la visita,
tranquilli, non perderete molto!
Torniamo al bus stand e
attendiamo, solo 15 minuti, il bus che ci porterà fino a B’lore.
Troviamo subito posto un
poco sparsi e io faccio la conoscenza di Prabha, una signora davvero gentile
che mi coccolerà per tutto il tragitto, tenendomi la mano, raccontandomi
della sua famiglia, della sua vita e dell’India nella sua quotidianità,
imboccandomi addirittura con il cibo che mi ha gentilmente comprato ad una
delle tante fermate!
A B’lore la saluto e poi
la vedo svanire nella folla… Meravigliosa India!
Bangalore, meglio
conosciuta dai suoi abitanti come B’lore, è una grande metropoli indiana che
riassume tutto il contrasto di una società che ha avuto il boom economico
troppo precocemente, senza passare per le varie fasi dello sviluppo. In
poche parole, vicino alle macchine di lusso, che sfrecciano velocemente per
le strade della metropoli, ci sono i ragazzi che cercano di vendere
qualunque cosa, per poter sfamarsi. C’è tutto ciò che di brutto abbiamo
nelle società occidentali, l’indifferenza per il prossimo, la frenesia di
arrivare (ma dove?), ma qui portata agli eccessi, lo sguardo spento, grigio,
non curioso… Forse qui il “progresso” sembra peggiore che a casa, non perché
lo sia davvero, ma perché rappresenta una parentesi, come una finestra
spazio temporale, uno squarcio, in una società così differente da quanto
visto e vissuto fino a quel momento.
Bangalore, se vogliamo
descriverla con un solo aggettivo, è sconvolgente.
Non vedo l’ora di salire
infatti in quel treno notturno, chiudere gli occhi e sperare di risvegliarmi
nell’India di ieri.
07.01.2007
–Domenica – 15° giorno
HOSPET – HAMPI
Arriviamo con un piccolo ritardo di due ore, che ci ha
permesso di svegliarci con tranquillità, prendere un chai garam e mangiare
qualche biscotto avanzato dalla sera prima, godendoci lo spettacolo naturale
che si staglia di fronte a noi.
Il paesaggio è completamente diverso da quanto abbiamo visto
finora; tutt'attorno ci sono enormi massi rotondi dai quali spuntano i verdi
fasci di foglie dei bananeti.
Appena arrivati, ci spostiamo all'albergo, posiamo le
valigie, mentre io sono già fuori a contrattare due tuk tuk per l'intera
giornata
Si rivelerà la scelta giusta, la migliore, che ci fa davvero
gustare la meraviglia di questo incredibile sito.
Alla fine strappiamo 500 Rs per tuk tuk e partiamo.
Vijanagar, “la città della vittoria”, è l’ex capitale di uno
dei più importanti imperi hindu, è uno dei più affascinanti siti storici del
sud dell’India. Anche il contesto paesaggistico è di notevole impatto,
colline cosparse di grossi macigni e formazioni rocciose. Un viaggiatore
portoghese dell’epoca l’ha definita vasta quanto l’antica Roma. L’area
archeologica è appunto molto ampia e richiede 1 o 2 giorni per la visita; e
li merita davvero tutti. Visitandola, ho avuto come l’impressione che anche
standoci una vita, non sarei mai riuscita a vederla tutta.
Ci dirigiamo subito nel
Centro Regio visitando in sequenza: Tempio sotterraneo di Virupaksha, quindi
il Recinto di Renana con il Lotus Mahal e le stalle degli elefanti, Il
tempio di Hazara, Hundred columned hall audience, Mahavanami Platform,
cisterna con gradini e grande cisterna, Queen's bath.
Da qui lasciamo il Centro
Regio e ritorniamo ad Hampi passando per il Centro Sacro: visitiamo Krishna,
la statua di Ganesh,e la collina di Hemakuta Hill (templi giainisti) dalla
quale si gode una bella vista sul sottostante Hampi Bazar e sul tempio di
Virupaksha.
Scendiamo quindi nella
parte bassa fino a Hampi Bazar per la visita del tempio Virupaksha con il
suo grande gopuram alto 50 m superato il quale entrando nel cortile si
raggiunge il secondo gopuram e quindi si raggiunge il tempio dedicato a
Virupaksha.
Lasciato il tempio
percorriamo tutto il lungo viale di Hampi Bazar per raggiungere il lato
opposto dove in un tempio c’è una grande statua di Nandi il toro di Shiva e
volendo continuare il sentiero conduce fino al tempio di Achyutaraya ai
piedi della collina di Matanga, anche se il tempio è in uno stato di
abbandono.
Ci fermiamo in un
ristorantino tipico che Dadapeer ci consiglia: davvero buono, anche se forse
“un poco troppo tipico”…
Con la pancia piena, ci
spostiamo poi verso Anegondi, che rappresenta il primo insediamento da cui
prese vita Vijayanagar.
I templi rimasti sono in
cattive condizioni e non sono molto vicini da raggiungere.
In tuk tuk arriviamo fino
alle rive del fiume Tungabhadra, qui si attraversa il fiume utilizzando le
caratteristiche barchette tonde in vimini, dette corale, 10 Rs pax ogni
traversata e, arrivati all’altra sponda, a piedi visitiamo i piccoli templi
circostanti e quindi proseguendo su strada sterrata in ’20 a piedi
raggiungiamo il tempio di Durga che è posto su una collina, il tempio non è
per nulla interessante, ma è bello il paesaggio per raggiungere il tempio e
la vista sul fiume con le rovine di Hampi in lontananza. Quest’escursione si
potrebbe anche saltare, dedicando più tempo ad Hampi
Verso l’ora del
tramonto, sebbene sicuri di aver dimenticato qualcosa, ci dirigiamo verso il
tempio di Vittala, il complesso più bello di tutta Hampi. All’interno del
cortile il bel Carro del Sole.
La luce è perfetta e le
sculture che dipingono il tempio, risplendono di quella meravigliosa luce
arancione.
Questa giornata ci
rimarrà nel cuore, forse ricordando Hampi come il più bel posto dell’India
del Sud.
08.01.2007 –
Lunedì – 16° giorno
HAMPI - HOSPET - GADAG –
BADAMI
Dopo una lauta
colazione, andiamo in stazione e alle 8:00 sono già a fare la fila per il
biglietto.
Volevamo prendere il
treno delle 8:45, il 7227, ma visto che il 6592 ha ben 1h45 di ritardo, alle
8:30 decidiamo di prender questo…
Poco male, arriveremo
prima a Gadag.
Il treno è pieno di
ragazzi che vanno a finire la propria vacanza a Goa. Come sono puliti loro…
Arrivati a Gadag, lascio
il gruppo sulla banchina e vado in biglietteria a chiedere a che ora parte
il treno per Badami, per capire se ci conviene prendere il treno o il bus.
Dopo un’interminabile
fila, decido di fare il biglietto e alle 10:30 ecco il nostro treno.
Poche carrozze per molta
gente (tutta l’India forse?). Anche in questo casino, Aldo riesce a tirare
fuori il suo pannello solare per caricarsi i cellulare. Ovviamente, da quel
momento penso che tutto il treno si sia spostato vicino a noi; i ragazzi ci
facevano le fotografie e ci facevano sentire le loro musiche melodiche, un
poliziotto aiutava Aldo nella sua impresa, Nicoletta impressionava su
pellicola i momenti; insomma, in un viaggio in India in treno, non vi
sentirete mai soli e soprattutto non vi annoierete mai!
Arriviamo a Badami alle
12:30, prendiamo un tuk tuk solo per arrivare fino in centro città (ci
saranno circa 5-6 km), andiamo subito in albergo, dove lasciamo i bagagli e
subito decidiamo di andare a vedere le grotte.
Ci avventuriamo a piedi
in questo strano paese, dove sembra che stiano allevando i maialini
selvatici, visto che si trovano ovunque e tantissimi… Ovviamente, ce ne sono
di più nelle fogne che si nutrono e sguazzano. Federico dopo aver visto
questo finirà la vacanza da vegetariano!
Badami, famosa per i suoi
templi costruiti all’interno delle grotte, da sola merita almeno mezza
giornata di visita a piedi.
Iniziamo con le 4 splendide
grotte costruite in Ranamandala Hill, dedicate a varie divinità (VI-VII°),
la n° 1 è la più antica. Le grotte sono vicine e si raggiungono salendo per
un sentiero con gradini che conducono in sequenza alle 4 grotte. L’area è
abitata da diverse famiglie di scimmie.
Dall’alto delle grotte si
gode un paesaggio a tutto tondo molto suggestivo su tutta Badami e sulla
grande bacino artificiale.
Diverse scolaresche
diventano i nostri migliori estimatori, facendosi immortalare più e più
volte, quasi più attratti da noi che dalla meravigli che l’uomo ha saputo
scavare in questo incredibile sito.
Tornando alla base, si
passa per la Moschea, e quindi il tempio Yellama per raggiungere il bacino
artificiale della cisterna di Agastyatirtha, in cui le donne lavano i panni.
Costeggiando la cisterna
e raggiungiamo il Museo, che rigorosamente saltiamo, non sentendoci nemmeno
in colpa, visto che Ida è partita.
Da qui
i templi di Bhutanatha (1 e
2) il tempio che giace proprio sulle rive della cisterna ha un aspetto molto
suggestivo. Proseguendo lungo il sentiero alle sue spalle si raggiunge la
grotta naturale.
Ritornati verso il Museo
si prende il sentiero che sale sulla falesia passando fra una stretta gola
molto bella, passando per il
tempio di Shivalaya inferiore e ancora più su fino al tempio
di Shivalaya superiore, da qui il paesaggio circostante è davvero
mozzafiato, soprattutto se ci andate al tramonto.
Scendendo si attraversa
il villaggio di Badami, con le sue
tipiche case bianche e belle decorazioni agresti, la
gente è ospitale e vi invita nelle case, i bimbi che sono a scuola escono e
ci circondano, facendosi fotografare per vedersi poi negli schermi delle
nostre digitali.
Ed è proprio in questi
momenti, quando vedo lo stupore e la felicità di questi bimbi di fronte alla
fotografia digitale, che mi viene in mente che poco più di 600 km, un solo
giorno di viaggio in treno, c’è B’lore, con la sua tecnologia, con la sua
frenetica vita, dove il digitale è di casa e questi bimbi non avrebbero di
che stupirsi… Cosa ha in comune questa India con quella che oggi sto vivendo
e che mi trasmette tutta questa positività? Quale di queste due realtà è
quella vera, se mai una delle due non lo sia? Quale è giusta?
Con mille pensieri che
ospitano la mia mente, contrastanti come del resto lo è tutta l’India, ci
avventuriamo nei colori del caratteristico mercato, davvero suggestivo, da
non perdere.
Poi, per finire in
bellezza, ci facciamo accompagnare alla festa del paese, dove continuo a
stupirmi e a stupire, e dove vorrei davvero perdermi per sempre
Badami per me è il più
bel villaggio dell’India del Sud, un paesino dove la parola sporcizia
avrebbe di che imparare, ma dove mi sono davvero emozionata e dal quale mi è
dispiaciuto davvero andarmene… Un giorno ci vorrei tornare, ma forse non lo
farò, perché la paura che la distanza da B’lore non sia rimasta sempre la
stessa, prenderà il sopravvento
09.01.2007 –
Martedì – 17° giorno
BADAMI - PATTADAKAL -
AIHOLE - MAHAKUTA - BADAMI - BAGALKOT – BIJAPUR
Alle 8:00 siamo già alla
stazione degli autobus, con la pancia bella piena di una sana colazione in
albergo. Sembra strano, ma nel meraviglioso triangolo d’oro, non troveremo
nemmeno un turista e potremmo godere appieno nuovamente di quella pace che
ci accompagna spesso facendoci godere appieno le meraviglie scultoree
dell’India del Sud.
Partiamo alle 8:30 per
Pattadakal (almeno un’ora di visita), e in poco più di 45 minuti arriviamo a
destinazione. Il sito, dichiarato patrimonio dell’Unesco nel 1987
costituisce il nucleo più importante per l'evoluzione del tempio indiano nel
Deccan. Divenuta capitale politica e religiosa dei Chalukya nel sec. VII,
Pattadakal sviluppò nei suoi monumenti lo stile affermatosi e definitosi a
Badami, precedente capitale Chalukya. Tuttavia, pur svolgendosi qui le
incoronazioni e i riti religiosi ed ufficiali, non si ebbe mai un vero e
proprio sviluppo cittadino, che rimase confinato a Badami. Pattadakal fu
dunque esclusivamente un vero e proprio centro di culto dinastico.
Il sito è in
manutenzione, gli operai stanno curando il giardino e la passerella di
cemento fra un tempio e l’altro.
Uscendo, attendiamo il
bus che ci porterà ad Aihole (almeno un’ora di visita). Spostatevi verso la
strada principale ed aspettate, sennò sappiate che per lo stesso prezzo
dell’autobus, cioè 105 Rs (15Rs x 7 pax), vi porterà fino a sotto il
complesso di Aihole in poco meno di tre quarti d’ora.
Noi decidiamo di andare
con il mega tuk tuk e decideremo anche di tenerlo per il ritorno.
Aihole è la prima delle
capitali del regno Chalukya; qui l'architettura dei suoi templi indù è alle
origini , evolvendosi dall'embrionale tempio di Lad Khan, al tempio di Durga
(VII Secolo) ornato di splendide sculture specialmente quelle che adornano i
pilastri con raffigurazioni di Shiva, Vishnu, Durga e Narasimha, per
concludere fino al più recente tempio Jainista di Meguti.
In un’ora abbondante
siamo a Mahakuta; a differenza dei precedenti templi che non sono più in
uso, è invece ancora utilizzato per il culto nonostante la sua antichità
(risale al VI° secolo).
Il tempio è molto
suggestivo, all’interno c’è una cisterna dove alcuni fedeli si concedono un
bagno rinfrescante, mentre intorno diversi guru e asceti sono intenti nelle
loro preghiere, mentre le donne vengono cibo. Merita davvero una visita.
Da Mahakuta si potrebbe
rientrare a piedi a Badami seguendo un sentiero che scavalca una collina e
arriva ai templi di Bhutanatha (sono 4-5 km); occorrono 1h30’/2h: non lo
abbiamo fatto perché erano già le 13:00 e dovevamo prendere ancora il bus
per Bijapur.
In 15 minuti siamo a
Badami, al nostro albergo che sta proprio di fronte alla stazione degli
autobus.
Subito una brutta
sorpresa: quanto mi avevano detto ieri sera non era del tutto vero. Sappiate
che l’unico bus diretto per Bijapur parte alle 16:00, tutti gli altri
cambiano a Bagalkot.
Poco male, visto che non
appena entrati al bus stand, nemmeno il tempo di scendere dal bus, siamo già
su quello che va a Bijapur via Kolkar, il più veloce.
In totale quindi ci
metteremo solo 3h15, 1h fino a Bagalkot e le rimanenti fino a destinazione.
Il bus stand di Bijapur
è modernissimo e sembra più la stazione di Bangalore che una semplice
stazione degli autobus che abbiamo imparato a conoscere fino ad oggi.
Chiedo gli orari degli
autobus per Aurangabad e subito decidiamo di utilizzare un mezzo privato. Lo
so, avremmo potuto anche prendere un bus fino a Sholapur, tanto un passaggio
fino ad Aurangabad lo avremmo trovato sicuramente, ma sinceramente ho già
chiesto tanto al mio gruppo e ieri sera li ho visti davvero stanchi e non
convinti di quest’ultima avventura che sfiorava le 12-13 ore, quindi ho
preferito proporre il mezzo privato, per poter gustare meglio la meraviglia
che ci siamo lasciati per la fine: le grotte di Ellora.
10.01.2007 –
Mercoledì – 18° giorno
BIJAPUR – ELLORA
Bijapur è una cittadina moderna senza nessun
interesse, se non fosse per il Golgumbaz, il Mausoleo e i resti della
Cittadella.
Alle 8:00 stiamo già camminando per la strada e
poiché il nostro albergo è a due passi dal mausoleo Golgumbaz, decidiamo che
questa sarà la nostra prima meta.
Il Golgumbaz è stato costruito ne 1659, ed è
famosa per la sua cupola enorme, la 3° al mondo; intorno alla base della
cupola, sopra il salone corre una galleria conosciuta come la “galleria dei
sussurri”, al cui interno l’acustica si ripete ben 10 volte; orde di pazzi
continuano a gridare e fischiare facendo pensare più ad un manicomio che ad
una tomba reale…
Il Mausoleo Ibrahim Roza è considerato uno dei
più belli edifici musulmani dell’India; qui è tutto ricerca di eleganza e
delicatezza e l’arte mussulmana di questa cittadina ha qui la sua massima
espressione.
Proseguiamo a piedi per la Cittadella, con i
suoi bei palazzi antichi anche se ormai in rovina fra cui spicca il Gagan
Mahal che sembra un palcoscenico teatrale e poco distante il Sat Manzil, un
edificio antico alto sette piani, al primo piano c’è la sede degli uffici
governativi.
Finiamo con il vedere la Jumma Masjid, costruita
nel 1580, armoniosa moschea.
La zona del centro con
i mercati, è un
tugurio di bancarelle, di verdure, spezie, vacche e maiali che razzolano fra
la gente. È interessante farci un giro, ma non perdete molto tempo.
Prendiamo un dosa a
testa e una bottiglia d’acqua e saliamo nella nostra Qualis, guidata da
Mohamed, il nostro bravissimo autista, che ci condurrà brillantemente fino a
Ellora, dopo ben 9h30 di viaggio ed un solo caffè come pausa.
La strada è abbastanza
monotona, il paesaggio piatto, interrotto a tratti da centri industriali e
villaggetti. Ai bordi della strada continui cartelli di avvisi di prestare
attenzione vista l’elevata pericolosità della strada e l’elevato numero di
incidenti.
Arriveremo stanchi, al
bellissimo hotel Kailash, lasceremo 300 Rs si mancia al nostro bravissimo
autista, che non si fermerà con noi a cena, visto che deve tornare indietro
subito e poi, dopo una buonissima cena, ci ritireremo nei nostri cottage in
mezzo al verde, per un meritato risposo.
11.01.2007 –
Giovedì – 19° giorno
ELLORA - AURANGABAD –
MUMBAI
Ad Ellora merita davvero la
pena visitare le grotte con una guida esperta, che vi racconterà molto
dell’India, della sua storia e dell’architettura di questo meraviglioso
posto.
Potete decidere di fare
mezza o una giornata intera con la guida, ma per quest’ultima opzione vi
conviene contattarli prima; io vi consiglio l’intera giornata.
La nostra guida (vedi
paragrafo “guide”)
è stata la migliore che io abbia mai trovato in giro per il mondo, parla un
inglese ottimo e comprensibile, è di una gentilezza e tranquillità
disarmante, scherzando alle volte, ma sempre con molta discrezione.
Ellora dovrebbe essere
sempre visitata assieme ad Ajanta, e questo è anche il mio consiglio; essa
ospita le cave buddiste più celebri dell'India, madri di tutte le cave
buddiste dell'Asia.
In realtà soltanto dodici
delle cave di Ellora sono buddiste: diciassette sono brahma e cinque sono
jain. Quelle buddiste (le più meridionali del gruppo, quelle numerate da 1 a
12) datano dal 350 al 750 dopo Cristo. Quelle brahma dal 600 al 700 e quelle
jain (le più settentrionali, ovvero la numero 31 e successive) dal 700 al
1200.
Architetturalmente, le cave
di Ellora sono molto più graziose e ariose.
Il tempio Kailasa, la
struttura imponente che si staglia dietro la biglietteria, è il monumento
più famoso di Ellora.
Risalente al 750, più che
di una cava si tratta di una buca, di un colossale pozzo dentro la montagna,
alto più di trenta metri, lungo più di novanta e largo più di cinquanta,
testimonianza del genio artistico ed architettonico del suo ideatore. Gli
montano la guardia due giganteschi elefanti di pietra, dietro i quali si
apre il santuario del bue, edificio di due piani, che porta al tempio vero e
proprio, un parallelepipedo di cinquanta metri per trentacinque che si eleva
per 32 metri. La decorazione più interessante é rappresentata dai mostri e
dagli elefanti scolpiti sulle pareti esterne del tempio. Il "cortile" che lo
circonda é a sua volta chiuso da una galleria, scavata nella roccia e
sorretta da due file di colonne. Lungo l'intera galleria sono disposti
bassirilievo di figure mitologiche indù. Il piano superiore ospita un altro
corridoio con diverse sale, alcune delle quali contengono sculture
rappresentanti altre leggende religiose.
Tutto in questo tempio è
armonia e genialità, e se si pensa alla sua costruzione, avvenuta appunto
scavando la montagna dall’altro, sebbene lo abbia visitato, stento ancora a
credere che esista.
Le cave buddiste hanno un
aspetto molto modesto, ma coprono l'intero spettro delle antiche cerimonie
buddiste. La quinta, e più grande, é una sala comune, con lunghe panche di
pietra. La decima é una cappella leggera dal tetto a forma di costole al
centro della quale siede un Buddha colossale. Tanto le colonne portanti
quanto le cappelle laterali sono scolpite in maniera armoniosa.
La dodicesima ha tre piani,
collegati da scalinate e verande, e ospita diverse statue di Buddha e di
divinità indù. Nell'oscurità le figure di pietra sembrano fantasmi rimasti a
vagare nella polvere millenarie. L'armonia semplice e pura delle cave
buddiste cede il posto alla complessa e intricata geometria induista nella
cava 14, una delle più ricche di raffigurazioni mitologiche. Il piano della
cava é completamente diverso da quello delle prime dodici.
La numero 29 assomiglia
alla celebre cava di Elephanta, nella Baia di Bombay.
Consiglio a chi ha davvero
poco tempo di concentrare la visita sulle cave numero 10, 12, 14, 15 e 32,
oltre naturalmente al Kailasa.
La visita è stata
interrotta solo da un buonissimo pranzo al Milan con tanto di gelato
all’hotel.
Prima di prendere
l’autobus per Aurangabad, ci distendiamo una mezz’oretta sul prato, io
chiudo la cassa trasporti. Poi prendiamo l’ultimo bus di trasporto pubblico,
che ci porterà all’ultimo treno notturno.
L’avventura sta per
volgere al termine.
Il bus stand di
Aurangabad dista circa 5 km dalla stazione, circa 25 Rs a tuk tuk; arriviamo
di sera, forse la stanchezza, ma per la prima volta non mi sento sicura e a
mio agio, con tutti questi strani occhi puntati. Lasciamo il bagaglio nella
cloack room e andiamo a cena.
Prenderemo il bagaglio
dopo un quarto d’ora di panico dovuto all’assenza del signore della
riconsegna bagagli e il treno in arrivo, poi saliremo in uno dei peggiori
treni della vacanza, patendo il freddo tutta la notte e risvegliandoci nella
britannica Mumbai.
12.01.2007 –
Venerdì – 20° giorno
MUMBAI – ELEPHANTA –
MUMBAI
Il treno arriva alla
stazione di Victoria Terminus, oggi
chiamata Chatrapati Shivaji Terminus, dategli almeno
un’occhiata, è uno splendido edificio di fattura neogotica; all’esterno orde
di taxi sono pronti a portarvi da qualunque parte della città. Richiedete
con insistenza il tassametro e poi guardate la tabellina di conversione. I
tassisti tendono a fare i furbi con i turisti ed è meglio lasciare qualcosa
in beneficenza, piuttosto che farsi prendere per il naso da personaggi che
già guadagnano troppo con questi sotterfugi.
Oggi e domani lascerò
giornata libera, affinché tutti possano riprendere i propri ritmi e si
possano riposare.
Assieme a Nicoletta si
decide di posare subito il bagaglio e di andare subito a visitare le grotte
di Elephanta.
Ci dirigiamo quindi al molo
sotto Gate of India e saliamo sulla barchetta che costa meno; arrivare sarà
un’avventura, visto che per un ora, durante quindi tutto il tragitto, ci
sarà un ragazzo che con una pompa manuale cercherà di portar fuori l’acqua
che continua ad entrare in questo piccolo Titanic.
Nel 1987, le grotte di
Elephanta sono state dichiarate patrimonio dell’Unesco; penso più o meno da
quel tempo, orde di turisti hanno iniziato ad investire l’isola, che poco a
poco si è trasformata in un centro commerciale a cielo aperto. Le gradinate
che portano in cima alla montagna, dove si ha accesso al sito sono sotto le
fresche fronde degli alberi, un toccasana per la vista e per il caldo
assurdo, se non fosse per la continuità dei tendoni in plastica dei
banchetti che vendono cianfrusaglie e che salgono fino alla biglietteria non
lasciando un centimetro libero.
Peccato, davvero un grande
peccato.
Dedicate almeno un’ora e
mezza alla visita dell’isola, prendendovela con calma, gustando la bellezza
di queste grotte e lo splendido paesaggio circostante.
L’attrazione principale di
Elephanta è il tempio - caverna dedicato a Shiva, ricavato in un blocco di
basalto sporgente da un alto promontorio (VII secolo). Si crede che a
costruirlo siano stati i signori appartenenti alla dinastia Rashtrakuta, che
dominava il Deccan, ma è probabile che si trattasse in origine di un sito
buddista. Oltre l'entrata centrale a Nord vi troverete una semplice sala
buia, ma imponente, con le colonne alte dai 5 ai 6 m, poi eccola, la
meraviglia, un'enorme, 6 m, spettacolare figura di Shiva Mahesvara, Signore
dell'universo, rappresentazione della trimurti scolpita nella pietra al
centro della parete di fondo, che domina sulle diverse opere, veri
capolavori, che illustrano i vari aspetti del dio.
Torniamo verso Mumbai, e ci
diamo allo shopping ed a un poco di riposo.
13.01.2007 –
Sabato – 21° giorno
MUMBAI
Mumbai è una città
completamente occidentale, dovrei dire britannica, forse, per descriverla a
pieno. Ad un primo fugace sguardo sembra che dell’India sia rimasto ben
poco, ma un poco come a B’lore, anche qui convivono quei contrasti di cui
abbiamo fatto tesoro.
Questa città ha molte opere
importanti, ma un poco deturpate da quell’atmosfera che qui non si riesce a
respirare, o meglio è davvero difficile trovare.
Se volete, potete
contrattare circa 400 – 500 Rs/pax per un giro di 4-6 ore attorno alla
città, con un autista privato, macchina con aria condizionata, che vi farà
anche da guida, molto superficiale e che vi farà vedere le principali
bellezze di Mumbai.
Sappiate comunque che ciò
che merita almeno una fugace visita sono il Gateway of India, una specie di
arco di trionfo costruito nel 1869, in onore di Sir Henry Bartle e Edward
Frere. Si trova nel cuore di Mumbai, nella zona di Colaba, all'incrocio di
cinque strade. In cima alla fontana viene raffigurata "Flora", la dea romana
dei fiori.
Ad uno sguardo da lì, il
Taj Mahal Hotel, grandioso albergo da osservare sia da fuori che
all’interno; sempre in zona, il Fishing Colony, quartiere dei pescatori
nella penisola di Colaba
Spostandosi nella zona di
Fort, non potete dare almeno un’occhiata alla Flora fountain; poi spostatevi
in Zona fra la Chowpatty Beach e la Beach Candy, dove troverete il Mani
Bhavan, casa - museo di Mahatma Ghandi. Nella zona di Beach Candy, merita
sicuramente la Moschea di Haji Alì, moschea bianca costruita al termine di
una passerella sul Mar Arabico, il tempio indu di Mahalaxmi.
Ed infine perdetevi nella
zona dei mercati: Crawford Market (Mahatma Phule Market), mercato della
frutta e verdura, molto bello l’edificio e i bassorilievi, Kalbadevi e
Bhuleshwar Market (Jyotiba Phule Market) , interessante da non perdere Chor
Bazaar, vicino a Bhendi Bazaar, antiquariato e poi il mercato delle spezie
di Mirchi Galli, strette viuzze pullulanti di gente.
Fra i mercati anche una
piccola Moschea Jama Masjid e il Tempio di Madhavbaug con vacche sacre.
E alla fine della giornata,
godetevi il tramonto sulla baia, sul lungomare di Chowpatty Beach
Stanotte non dormiremo,
ma aspetteremo le 2 per andare in aeroporto (circa 45 minuti in taxi).
14.01.2007 –
Domenica – 22° giorno
MUMBAI – ITALIA
Arriviamo con ampio
margine, ma lo consiglio a tutti, visto che questi voli sono sempre in
overbooking e quasi sempre addirittura appena aperto il check in.
L’aeroporto non ha molto
da offrire, oltre ad un punto internet e un bar. Chiudiamo la cassa,
spendiamo le ultime rupie e dopo una partenza in ritardo di 2h30, un’altra
ora di ritardo accumulata nello scalo ad Ahmedabad, alle 16:45 ora inglese,
riusciamo a scendere dall’aereo: siamo a Londra.
Ovviamente i nostri voli
per Roma e Milano sono già partiti, quindi non ci resta che andare all’help
desk dell’Air India e farci spostare il volo.
CONSIGLIO: Non prendete
i bagagli, passate i controlli e state sempre al terminal 3. Fatevi
rilasciare il nuovo biglietto (applicano uno sticker adesivo sul vostro);
nell’eventualità di altri voli di connessione, fatevi rilasciare una
ricevuta come conferma della prenotazione e fatevi dare il nominativo della
persona con cui avete trattato.
Alle 23:00 la nostra
avventura finisce, ma i ricordi di questo magnifico viaggio rimarranno
sempre con noi, trasformandoci di giorno in giorno, per fare uno spazio
sempre più grande alle emozioni, ai pensieri ed anche alla tristezza,
insomma a tutto ciò che un viaggio India ci sa donare.
Il viaggio non è la meta, ma
il percorso.